
«Sono cose magnifiche l’illuminazione elettrica, i telefoni, le mostre e tutti i giardini dell’Arcadia con i loro concerti e spettacoli, e tutti i sigari e i portafiammiferi e le bretelle e i motori; ma vadano tutte in malora e non solo loro, ma le strade ferrate e tutti i panni e le stoffe del mondo, se per la loro produzione è necessario che il 99 per cento degli uomini siano in schiavitù e periscano a migliaia nelle fabbriche necessarie per la produzione di questi oggetti»
Lev Tolstoj, La schiavitù del nostro tempo (1900)
e cazzo!
consapevolezza diffusa (da il manifesto di oggi, autore simone pieranni):
Altro che «a volte ritornano»: ci sono alcuni che sono dei veri e propri fenomeni di presenzialismo, almeno quando si tratta di cariche contro manifestanti o vicende in cui il comportamento delle forze dell’ordine non è chiaro, o finisce poi per essere indagato della magistratura.
Spartaco Mortola, dirigente di polizia che mercoledì sera era a capo della carica contro i No Tav in val di Susa, è un personaggio «noto» in certi ambienti. E’ infatti uno degli indiscussi protagonisti degli eventi del g8 di Genova nel 2001 (allora era capo della Digos del capoluogo ligure) nonché dei risvolti processuali che ne derivarono.
Mortola si presenta alle cronache giudiziari nazionali nel novembre del 2004, quando venne condannato il primo poliziotto del g8, responsabile di avere menato un minorenne, il cui volto tumefatto fece il giro del mondo. Mortola, anche lui indagato, venne però assolto e ai giornalisti presenti in aula si presentò, da par suo: «uno a zero», esclamò, dicendosi soddisfatto e fiducioso della giustizia (quel poliziotto condannato, venne poi assolto in appello).
Quello non fu l’unico procedimento in cui Spartaco Mortola si trovò invischiato. Il dirigente della polizia era infatti uno tra i 28 poliziotti (tra cui i vertici dell’allora polizia italiana Francesco Gratteri, Gilberto Calderozzi, Gianni Luperi) rinviati a giudizio per il processo per l’irruzione alla scuola Diaz. Mortola, come capo della Digos di Genova, aveva scortato i reparti speciali alla scuola per l’azione. Poi, insieme al resto dei papaveri era stato a bighellonare e farfugliare fuori dalla scuola, mentre il sacchetto con le due molotov – false secondo i pm, prova suprema del covo dei black bloc per la polizia – passava di mano in mano.
Proprio quelle molotov finirono per mettere Spartaco Mortola, assolto poi in primo grado per l’irruzione alla Diaz, in un nuovo procedimento. Da indagato. Nel frattempo come tanti altri sotto processo per i fatti del G8 per lui erano in arrivo cambiamenti (ovvero le promozioni): prima questore ad Alessandria. Poi, appena esaurito il periodo di bassa esposizione mediatica, eccolo questore vicario a Torino, una piazza mica da poco. A riportarlo al centro dell’attenzione però il mistero più comico e grottesco del processo Diaz: la scomparsa delle due molotov dagli archivi dei reperti giudiziari del tribunale di Genova. Il responsabile dell’inchiesta amministrativa, tale Maddalena, concluse infatti la sua personale indagine ritenendo che le molotov fossero andate distrutte per un caso fortuito, una sbadataggine. I pm però ci vollero vedere chiaro. Lo scrisse anche Il Secolo XIX, il giornale di Genova: «Maddalena tentenna, e alla domanda su chi era incaricato di consegnare le bottiglie agli artificieri fa il nome di Spartaco Mortola, ai tempi del G8 capo della Digos di Genova».
E così il telefono di Mortola finisce sotto osservazione e le sorprese non tardano ad arrivare. Sulle molotov non esce più niente, altro mistero genovese, ma l’utenza telefonica dell’ex capo della Digos di Genova, regala un nuovo procedimento. L’ex questore di Genova Colucci chiama infatti Mortola, riferendo di telefonate con Di Gennaro per aggiustare la sua testimonianza al processo Diaz: «il capo m’ha dato le sue dichiarazioni. Mi ha fatto leggere, poi dice… tu devi, bisogna che tu un po’ aggiusti il tiro sulla stampa». Ne venne fuori un nuovo processo con Mortola e Di Gennaro indagati. I magistrati avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola, ma entrambi il 7 ottobre dell’anno scorso, sono stati assolti.