Fra i numerosi provvedimenti decisi dal governo per correggere i conti, me n’è saltato all’occhio uno in particolare (dal Corriere della Sera):
Chiudono enti che le finanze pubbliche non riescono più a supportare: gli istituti di ricerche Isae, Isfol (formazione e lavoro), Ispesl (prevenzione e sicurezza sul lavoro), Eim (Ente montagna), gli Istituti nazionali di Alta matematica, Astrofisica, Oceanografia, Geofisica, e un’altra quindicina di altri enti minori. Il personale viene ricollocato, mentre contrattisti a termine, consulenti e borsisti vanno a casa. I risparmi di questa soppressione finanzieranno le missioni di pace all’estero.
In soldoni: meglio un paracadutista in più che un morto sul lavoro in meno.

Oppure: meglio finanziare le uccisioni di una guerra assurda che prevenire le morti che un terremoto può causare.

Questo non è il mondo che voglio.
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“La mente è tranquillità; significa pace e armonia. Cosa c’è che non va nella mente? Non c’è nulla che non vada. Quello che invece non va è che per molti anni abbiamo dato alla nostra mente l’opportunità, il contesto, le circostanze, per diventare una mente scimmia. Mente scimmia significa una mente che si estroverte sempre, in molte direzioni, sempre a caccia di cose divertenti ed eccitanti. Se lasciamo sempre che la mente se ne vada per conto suo, alla fine, prima ancora di accorgercene, ci troviamo ad andare in una direzione diversa da quella che credevamo [...]. Ecco perché dobbiamo fare attenzione alla mente. [...]
Quante volte, nella nostra vita, abbiamo sentimenti di felicità e di infelicità, di favore e contrarietà, di successo e fallimento? Infinite volte. E però siamo vivi. In altre parole, la nostra vita è semplicemente un perpetuarsi del vivere, tutto qui, un costante ‘essere in vita’. Ecco perché ognuno di noi può sopravvivere, a prescindere da cosa accade. È uno sforzo da parte nostra che ci rende possibile restare in vita per venti o quarant’anni? No. È il nostro giudizio? No. A rigor di termini, è semplicemente il perpetuarsi del divenire tutt’uno con il processo del vivere, nient’altro. Questa è l’essenza del vivere. La verità del vivere è semplicemente vivere. È una pratica molto semplice. [...]
Perché creiamo le circostanze che incoraggiano la mente a diventare una mente scimmia? In realtà, non c’è motivo; è ciò che chiamiamo ignoranza. Ma se dico che è l’ignoranza a confondere la mente, immediatamente cerchiamo di trovare l’ignoranza. [...] Per quanto ci sforziamo di trovare l’ignoranza in questi termini, non ci riusciamo. L’ignoranza è qualcosa di cui possiamo cogliere il gusto attraverso la verità che vivere è semplicemente vivere. [...]
Chi è che è vivo momento per momento? Se non comprendiamo questo creiamo una grande frattura. Qualunque cosa pensiamo, lasciamola andare. Allora cosa resta? Non c’è altro da fare che tenere la bocca chiusa e farlo. Allora vedremo molte cose in una prospettiva ampia e universale. Questa è la verità che vivere è semplicemente vivere. Con gran naturalezza, l’insegnamento viene dalla nostra vita”
da “Ritorno al silenzio” di Dainin Katagiri
[...] L’insegnamento principale da trarre, quindi, è che l’umanità dovrebbe prepararsi a vivere in un modo più “plastico” e nomade: cambiamenti locali o globali nell’ambiente possono imporre la necessità di trasformazioni sociali di dimensioni senza precedenti. Supponiamo che una gigantesca eruzione vulcanica renda inabitabile l’intera Islanda: dove potrà trasferirsi il popolo islandese? In quali condizioni? Dovrebbe aver diritto a un pezzo di terra o essere disperso in giro per il mondo? Cosa succederà se la Siberia del nord diventerà più abitabile e adatta all’agricoltura mentre vaste regioni subsahariane si trasformeranno in territori troppo aridi per ospitare la vita umana? Come si organizzerà lo scambio di popolazioni?

Quando in passato ci furono fenomeni analoghi, cambiamenti sociali avvennero in modo selvaggio e spontaneo, e furono accompagnati da violenza e distruzione: una prospettiva catastrofica nella realtà di oggi, quando tutti i paesi hanno accesso ad armi di distruzione di massa. Una cosa è chiara: la sovranità nazionale dovrà essere radicalmente ridefinita e bisognerà inventare nuovi livelli di cooperazione globale. E che dire degli immensi cambiamenti nell’economia e nei consumi dovuti alle nuove condizioni meteorologiche o alla penuria di acqua e di risorse energetiche? Attraverso quali processi decisionali saranno governati questi cambiamenti? E qui che dovremmo tornare ai quattro momenti di quella che Alain Badiou chiama “l’Idea eterna” della giustizia rivoluzionaria-egualitaria. Ecco cosa serve.

- Una rigorosa giustizia egualitaria: tutti dovrebbero pagare lo stesso prezzo in termini di rinunce, cioè bisognerebbe imporre in tutto il mondo le stesse norme di consumo energetico pro capite, emissioni di CO2 eccetera. Non si dovrebbe consentire ai paesi sviluppati di avvelenare l’ambiente al ritmo attuale, accusando i paesi in via di sviluppo, dal Brasile alla Cina, di rovinare il nostro ambiente condiviso con la loro rapida crescita.
- Il terrore: punire senza pietà tutti coloro che violano le misure protettive imposte a tutti, anche con severe limitazioni delle “libertà” liberali e attraverso il controllo tecnologico dei potenziali trasgressori.
- Il volontarismo: l’unico modo per affrontare la minaccia di catastrofe ecologica è ricorrere a decisioni collettive su larga scala che contrastino la “spontanea” logica immanente dello sviluppo capitalistico. Fu già Walter Benjamin a sottolineare, nelle sue Tesi sul concetto di storia, che oggi il compito di una rivoluzione non è di aiutare la tendenza o la necessità storica a realizzare se stessa, ma di “fermare il treno” della storia che corre verso il precipizio della catastrofe globale: un’intuizione che acquista nuovo rilievo nella prospettiva di una catastrofe ecologica.
- E infine, last but not least, a tutto questo bisogna aggiungere la fiducia nelle persone: la scommessa che in grande maggioranza appoggeranno queste misure severe, le faranno proprie e saranno pronte a farle rispettare. Non bisognerebbe aver paura di sostenere, fondendo terrore e fiducia nelle persone, la riattivazione di una delle figure di ogni terrore rivoluzionario-egualitario, “l’informatore” che denuncia i colpevoli alle autorità (già nel caso dello scandalo Enron, la rivista “Time” fece bene a celebrare come veri eroi gli insider che hanno smascherato le autorità finanziarie).
Un tempo, lo chiamavamo comunismo.
Slavoj Žižek, Internazionale 844 | 30 apr / 6 maggio 2010
dopo il compleanno di joy…
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che tanto fece clamore,
mi sembra doveroso fare gli auguri ad un professore
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il 5 maggio 2010 compie 192 anni .
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veramente un vecchietto potente
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vogliamo rendere omaggio a questo signore con una citazione tra le meno conosciute:
“Quando il tuo amore non produce amore reciproco
e attraverso la sua manifestazione di vita,
di uomo che ama,
non fa di te un uomo amato,
il tuo amore è impotente,
è una sventura.”
auguri
signor carlo