Nuova consapevolezza diffusa

Scritto da vitell-one

Occorre protestare fermamente. E’ necessario.

Contro il Governo di Israele. Contro l’ONU che non condanna come dovrebbe.

Contro i Governi che se ne stanno in silenzio.

Perdete 2 minuti e leggete questo link. E COMINCIATE A PARLARNE COL VOSTRO COMPAGNO DI STANZA. Parlatene poi con tutti quelli che incontrate, spiegate.

Diffondiamo la consapevolezza.

Se chi abbiamo delegato a rappresentarci non risponde in modo netto e deciso, diamo NOI una risposta GLOBALE a ciò va bene.

Siamo NOI i padroni del MONDO. Dobbiamo pretendere che il MONDO sia come lo vogliamo.

Meglio un paracadutista?

Scritto da vitell-one

Fra i numerosi provvedimenti decisi dal governo per correggere i conti, me n’è saltato all’occhio uno in particolare (dal Corriere della Sera):

Chiudono enti che le finanze pubbliche non riescono più a supportare: gli istituti di ricerche Isae, Isfol (formazione e lavoro), Ispesl (prevenzione e sicurezza sul lavoro), Eim (Ente montagna), gli Istituti nazionali di Alta matematica, Astrofisica, Oceanografia, Geofisica, e un’altra quindicina di altri enti minori. Il personale viene ricollocato, mentre contrattisti a termine, consulenti e borsisti vanno a casa. I risparmi di questa soppressione finanzieranno le missioni di pace all’estero.

In soldoni: meglio un paracadutista in più che un morto sul lavoro in meno.

Oppure: meglio finanziare le uccisioni di una guerra assurda che prevenire le morti che un terremoto può causare.

Questo non è il mondo che voglio.

Il nostro prossimo disco

Scritto da vitell-one

[...] L’insegnamento principale da trarre, quindi, è che l’umanità dovrebbe prepararsi a vivere in un modo più “plastico” e nomade: cambiamenti locali o globali nell’ambiente possono imporre la necessità di trasformazioni sociali di dimensioni senza precedenti. Supponiamo che una gigantesca eruzione vulcanica renda inabitabile l’intera Islanda: dove potrà trasferirsi il popolo islandese? In quali condizioni? Dovrebbe aver diritto a un pezzo di terra o essere disperso in giro per il mondo? Cosa succederà se la Siberia del nord diventerà più abitabile e adatta all’agricoltura mentre vaste regioni subsahariane si trasformeranno in territori troppo aridi per ospitare la vita umana? Come si organizzerà lo scambio di popolazioni?


Quando in passato ci furono fenomeni analoghi, cambiamenti sociali avvennero in modo selvaggio e spontaneo, e furono accompagnati da violenza e distruzione: una prospettiva catastrofica nella realtà di oggi, quando tutti i paesi hanno accesso ad armi di distruzione di massa. Una cosa è chiara: la sovranità nazionale dovrà essere radicalmente ridefinita e bisognerà inventare nuovi livelli di cooperazione globale. E che dire degli immensi cambiamenti nell’economia e nei consumi dovuti alle nuove condizioni meteorologiche o alla penuria di acqua e di risorse energetiche? Attraverso quali processi decisionali saranno governati questi cambiamenti? E qui che dovremmo tornare ai quattro momenti di quella che Alain Badiou chiama “l’Idea eterna” della giustizia rivoluzionaria-egualitaria. Ecco cosa serve.


- Una rigorosa giustizia egualitaria: tutti dovrebbero pagare lo stesso prezzo in termini di rinunce, cioè bisognerebbe imporre in tutto il mondo le stesse norme di consumo energetico pro capite, emissioni di CO2 eccetera. Non si dovrebbe consentire ai paesi sviluppati di avvelenare l’ambiente al ritmo attuale, accusando i paesi in via di sviluppo, dal Brasile alla Cina, di rovinare il nostro ambiente condiviso con la loro rapida crescita.

- Il terrore: punire senza pietà tutti coloro che violano le misure protettive imposte a tutti, anche con severe limitazioni delle “libertà” liberali e attraverso il controllo tecnologico dei potenziali trasgressori.

- Il volontarismo: l’unico modo per affrontare la minaccia di catastrofe ecologica è ricorrere a decisioni collettive su larga scala che contrastino la “spontanea” logica immanente dello sviluppo capitalistico. Fu già Walter Benjamin a sottolineare, nelle sue Tesi sul concetto di storia, che oggi il compito di una rivoluzione non è di aiutare la tendenza o la necessità storica a realizzare se stessa, ma di “fermare il treno” della storia che corre verso il precipizio della catastrofe globale: un’intuizione che acquista nuovo rilievo nella prospettiva di una catastrofe ecologica.

- E infine, last but not least, a tutto questo bisogna aggiungere la fiducia nelle persone: la scommessa che in grande maggioranza appoggeranno queste misure severe, le faranno proprie e saranno pronte a farle rispettare. Non bisognerebbe aver paura di sostenere, fondendo terrore e fiducia nelle persone, la riattivazione di una delle figure di ogni terrore rivoluzionario-egualitario, “l’informatore” che denuncia i colpevoli alle autorità (già nel caso dello scandalo Enron, la rivista “Time” fece bene a celebrare come veri eroi gli insider che hanno smascherato le autorità finanziarie).

Un tempo, lo chiamavamo comunismo.

Slavoj Žižek, Internazionale 844 | 30 apr / 6 maggio 2010

resistenza antifascista, ovvero: come sturare o stappare un lavandino in modo eco-logico

Scritto da vitell-one

come già sapevamo e gli eventi di questi ultimi giorni hanno confermato, il ritorno del fascismo è sbajato (sbagliato, ndt).

così come mr. muscolo, è sbajato pure quello.

inquina l’ambiente. e costa denaro.

come fare allora se il vostro lavandino sembra essere diventato una fogna a cielo aperto? che quando lo riempite si forma quell’acquetta ristagnante che puzza di zoccola morta (e.g. il lavandino del capretto saccente qui sotto)?

se state leggendo qui immagino che abbiate già svitato invano il sifone e abbiate già fatto abbastanza ginnastica con lo stura lavandino.

ecco allora un metodo efficace che non fa uso di prodoti tossici per l’ambiente:

  1. riempite una tazza con 3-4 cucchiai di bicarbonato
  2. riempitene un’altra con una pari quantità di aceto bianco (il balsamico mettetelo sul gelato di crema fatto in casa)
  3. lasciare agire 2 minuti (farà tutta schiumetta bavosa)
  4. versare acqua calda, non bollente (un bel pentolino, che avrete preparato in precedenza)
  5. il gioco è fatto!

facile no? costo? 20 centesimi? forse è troppo. plastica utilizzata? zero.

consumare meno è una parte della soluzione.

Cerca con Google:

Scritto da vitell-one

iPad = 5.780.000 risultati.

E’ il nuovo aggeggetto della Apple che rivoluzionerà (di questo siamo certi) il modo di leggere libri, navigare su internet, scaricare la posta. E abbiamo imparato che non sempre la parola rivoluzione comporta un mutamento positivo. Anzi. Ma tant’è.

Coltan = 896.000 risultati.

Coltan? chi era costui? è il nome comune utilizzato in Congo per definire una miscela di minerali composta da Columbite e Tantalite. Di quest’ultima sono ghiotti produttori e consumatori di telefoni cellulari, computer e tanti altri aggeggetti, poiché consente la miniaturizzazione dei componenti elettronici. In Congo però c’è una guerra eterna fra gruppi para-militari e guerriglieri per il controllo dell’estrazione di Coltan (ma anche diamanti, smeraldi, uranio, oro e altri metalli preziosi), che nella regione del Kivu ha causato la morte di oltre 4.000.000 di persone negli ultimi dieci anni, se contiamo anche i morti per carestie e malattie causate dal conflitto.

Coltan iPad = 25.600 risultati.

Pochi, troppo pochi, cazzo.

(25.600 + 1)

Pausa Pranzo: la Rotondi è un danno per il lavoro

Scritto da vitell-one

“La Rotondi è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia”. Ne è convinto Pausa Pranzo, ministro per l’Attuazione del programma di governo a KlausCondicio, e aggiunge: “Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la Rotondi. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi”.

“In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività – nota Pausa Pranzo – la Rotondi in alcuni posti di lavoro dura mezz’ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria Rotondi lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell’intera settimana. Negli ultimi due anni, infatti, si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne.

In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la Rotondi non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania”.